L’autodeterminazione canina

  • Ma no, Topi!
  • No cosa?
  • Mi rovini la ripresa!
  • Che ripresa? Ho visto che giravi su te stessa come un’idiota e mi sono preoccupata!
  • Stavo lavorando a un video.
  • E allora? Che fastidio ti dò? Non eri tu che dicevi brava quando venivo al piede?
  • Sì, ma adesso sei fra i piedi, Topi.
  • Ma io sono un cane collaborativo!
  • Sì, ma nessuno aveva chiesto la tua collaborazione. Non ti sei nemmeno pettinata!
  • Colpa tua che mi hai cacciata sotto la fontana a tradimento!
  • Ho preso due piccioni con una fava.
  • Cioè?
  • Ho tirato via la puzza di topo morto e ti ho salvata dalla disidratazione.
  • Puzza? Ma quale?
  • Quella della carogna su cui ti eri rollata.
  • Ma se era un delizioso olezzo di topo morto da almeno tre giorni?
  • Bleah, Topi, vattene via, non farmici pensare.
  • Sei cattiva. Sei tu che sei nel mio quadratino di sole, ecco.
  • Ma è tutto tuo? Non stavi dormendo sul divano?
  • Con un occhio solo. E tu perché non vai a imbrattare inutilmente fogli?
  • Grazie, Topi, sei molto gentile. Una volta che non c’è Festy a smontarmi.
  • Non c’è? E dov’è?
  • È andato al mare.
  • E perché?
  • Perché al sabato in spiaggia c’è la grande adunata dei morti viventi!
  • Che allegria!
  • Giriamo, va.
  • Gira te, che io mi svacco!
  • Ma Topi, una volta che te lo chiedo io!
  • L’autoesame da un lato e l’autodeterminazione all’oggettività dall’altro, non son mai effetti meccanici inevitabili di un qualsiasi lavoro, ma effetti che il lavoro consegue soltanto nell’ipotesi di una determinata volontà in colui che lavora.
  • Rex?
  • No Aloys Fischer!