Epifanie

Sarò pure conseguenza del devasto climatico, ma pazienza, tanto quando la terra esploderà noi non ci saremo. E quest’inverno ferrarese freddo, ma insolitamente ricco di giornate chiarissime e luminose ce lo godiamo tutto. Anche oggi è stata una giornata magnifica: cielo terso e sole tiepido a metà giornata per spezzare il freddo pungente del mattino. Il compleanno di Titti era ieri, ma lei non lo sa. Una delle cose belle dei cani è che ogni giorno è il loro compleanno, e che non devi scegliere se regalare loro un ferro da stiro o un bracciale. Così ho aspettato oggi per regalarle il suo sogno: un giardinetto privato senza rompicoglioni, con il trifoglio fresco e me dentro, che ho scoperto pochi giorni fa nel silenzioso chiostro Rione San Paolo. Che però in realtà non è nostro. Un’altra cosa bella dei cani è che non ti giudicano se non hai  i soldi per regalare loro davvero un giardinetto privato senza rompicoglioni dentro e col trifoglio fresco. Come secondo regalo le ho tolto anche la pettorina per farla correre libera, perché è così che lei vorrebbe andare in giro, e da sette anni me lo fa capire ogni volta con una partita a nascondino prima di uscire. “Mettile il collare prima che la pettorina di stoffa le sfondi lo sterno e provochi abrasioni sotto le zampe costringendoti all’amputazione.” Direbbe un collarista estremista. Terrorismo a parte, il collare è in effetti quel che Titti preferisce, se proprio le devo mettere qualcosa addosso. Solo che oggi mi era capitata sottomano la pettorina.
Mentre trotterellavamo verso casa felici, con la trippa essiccata appena comprata, una bella signora russa, elegante, con un grande cappello nero, ci taglia la strada, ci si para davanti con la bici ed esordisce in tono perentorio:
“Dov’è il cappottino?”
Io, ottimista, dò per scontato di averla probabilmente conosciuta in un’altra vita. Stringo gli occhi e la fisso, chiedendomi in quale emisfero ci fossimo incontrate, e le faccio:
“Preferisco la giacca”.
“E dov’è la giacca?”, incalza lei, sempre più severa.
“Ce l’ho addosso”, rispondo io.
“Ma no. Dico quella del cane!”
“Il cane sta bene. Il cappottino non lo vuole.”
“Non è vero. Il cane ha freddo”. Insiste lei, senza schiodarsi dalla mia strada.
“Adesso mi sa di sì, perché ci ha fatto fermare.”
“Non è vero. Devi metterle il cappottino!”
“Stasera se fa freddo glielo metto. Promesso.”
“Glielo devi mettere anche adesso!”
“Va bene, andiamo a casa a prenderlo.”
Mentre lei insisteva sulla necessità del cappottino, ho compreso il motivo delle orrende quanto inspiegabili visioni di setter col cappotto e border collie con l’impermeabile che spesso ci vengono inflitte nelle strade cittadine: legittima difesa dei proprietari. Infine ho avuto l’illuminazione epifanica e mi sono chiesta perché mai stessi permettendo alla tipa di starmi davanti, togliendo il sole dalla mia fronte. Ho girato i tacchi, e ho cercato asilo politico nel negozio cinese di Via Garibaldi. E anche Titti ha tirato un sospiro di sollievo. Anche perché, l’elegante signora non l’aveva cagata nemmeno di striscio, nonostante tutti i suoi scodinzolii. (Anche Titti si è fatta l’idea che se uno ci ferma per la strada debba essere amico nostro. E forse si chiede dove cazzo l’abbia già visto).
Già che c’ero mi sono messa a guardare il pigiamone in pile con cappuccio e i calzettoni di lana che mi regalerò per Natale se qualcuno dei miei debitori caccerà per tempo il grano invece di usarlo per la settimana bianca. Nel mentre ho ripensato ai bei tempi andati in cui potevi agevolmente crepare per la strada senza che nessuno se ne accorgesse o commentasse l’evento. Ultimamente invece ho spesso la sgradevole sensazione di vivere in un social, dove nessuno si fa mai un cestello di cazzi suoi, e tutti cagano sentenze come se piovesse. Solo che non trovo il tasto disattiva.

 

6 dicembre 2017 YouTube play