Grandi sfide

Ieri ho sfidato il disgusto per il profluvio di trash natalizio anticipato e sono andata al grande outlet in centro con Titti e con una sfida. Fino a poco tempo fa, all’outlet c’era una di quelle scale di ferro che lasciano intravedere il vuoto sottostante, di cui molti cani hanno paura. E Titti non fa eccezione, tanto che quella scala l’ha sempre paralizzata. È stato l’unico ostacolo che non siamo riuscite a superare nella nostra vita insieme, anche perché all’outlet vado sempre molto di rado e solo per quella scala. Ero certa che un giorno ce l’avremmo fatta, invece poi non ne abbiamo avuto il tempo: la scala è stata sostituita da una scala completamente chiusa, di quelle che non ci fanno paura. Eppure Titti ne ha il terrore: si paralizza, trema. Per lei è ancora l’altra, la scala aperta. Se la faccio avvicinare punta disperatamente le zampette a terra. Ho trascorso un bel po’ di tempo con lei sul primo gradino, per farle capire che il pericolo era svanito, che non si vedeva più il vuoto, ma lei continuava ad avere paura. Allora ho provato a fare qualche gradino da sola, ma niente, lei non si muoveva e pigolava. Allora sono salita di qualche gradino ancora, fino a sparire dietro il muro. A quel punto Titti mi ha raggiunta e siamo salite correndo sui carboni ardenti fino al primo piano. Ma la sua paura non era passata, era soltanto stata narcotizzata da una paura più grande, quella dell’abbandono. E infatti al momento di andare si è paralizzata di nuovo. E ho passato molto tempo a convincerla a scendere, un gradino dopo l’altro, quella scala come mille altre.

E la gente chiedeva ”Poveriiiinoooo! Ma ha paura?”
“Sì, di vedere giù. Comunque è una femmina”.
“Ma non si vede giù”.
“Sì, ma una volta si vedeva giù”.
“Ah”.
“Già”.

Se fosse passato un canofilo, con tutto il proverbiale ammore creaturale che li abita, non starei qui a raccontarlo, ma galleggerei a pezzettini piccoli sulle acque del Po. Invece la gente dava buoni consigli: “ma lo sa che c’è l’ascensore?” Oppure: “Perché non lo prende in braccio?”.

“Voi bipedi siete tutti troppo resilienti. Col culo degli altri”. Ho pensato.

“Voglio liberare dalla paura la mente del mio cane. Farla ragionare”, ho detto. E finalmente ci si è fatto il vuoto attorno in un lampo.

Oggi ci vado con Eva e la prendo in braccio. Così mi accusano di maltrattamento antropomorfizzante conclamato.

Ma con Titti non abbiamo ancora vinto, dovremo tornare diverse volte a ripetere l’impresa. La perigliosissima scala panoramica di casa l’abbiamo vinta in breve tempo perché ce l’avevamo sempre sottozampa.