Piccoli grandi cani

I cani sono migliori di noi non l’ho mai capita. È come dire gli umani sono migliori dei funghi. Quali funghi? E poi dipende anche da quanto ti piacciono i funghi. I cani sono tutti diversi tra loro, per carattere, per predisposizione, per empatia, per sensibilità, per attitudine, per livelli di affezione (per aggressività, per indole, per reattività, ecc.). Sì, ci sono pure quelli che non si affezionano neppure se preghi in swahili, che cambierebbero compagno da un giorno all’altro come si cambia un nerbo di bue o un’orecchia di maiale, proprio come gli umani; ci sono cani che al compagno umano preferiscono di gran lunga il panino del primo che passa o la cagnetta in calore, proprio come gli umani. “Avranno sbagliato qualcosa i proprietari”, trincerebbero i canofili, che sono sempre più bravi dei comuni mortali. Non sempre, ci sono cani che sono così: opportunisti, e non solo in senso etologico. Nessuno parla mai del proprietario col cane che se ne fotte di lui pure se il tapino si mette a fare salti mortali e a camminare a testa in giù sul mignolo. Altro che pet therapy. Ho visto proprietari depressi, disperati  e sull’orlo del suicidio perché non riuscivano a farsi voler bene dal cane, o perché si erano ritrovati a sorpresa con il cane aggressivo, dopo essersi bevuti la favoletta che il cane ti ama incondizionatamente, sempre e comunque, che il cane lecca la mano che tiene il bastone, e tutte queste cazzate qui. Dopo aver preso il cane convinti dal mantra che i cani sono tutti uguali, che dipende sempre da come li educhi (variante di: è sempre colpa dei proprietari), che non esistono cani aggressivi, che loro sono meglio degli umani. Mica sempre, a volte ci assomigliano fin troppo. Ci sono cani che si getterebbero, d’istinto, nel fuoco per salvarti (l’eroismo è quasi sempre una questione d’istinto, mica d’amore), e cani che ti lascerebbero allegramente bruciare. Toglieteci tutto ma non l’illusione che quando tireremo le cuoia almeno il cane verrà sulla nostra tomba a struggersi di dolore, invece che cercare like su facebook al pensierino dall’obitorio o alle foto del funerale, o di “rifarsi una vita” in fretta e furia il giorno dopo! Implorano gli ignari proprietari.

In realtà, lo spettro dell’antropomorfizzazione che tanto assilla i canofili ha spesso impedito di vedere i punti di contatto tra cani e umani che effettivamente ci sono, trattandosi in entrambi i casi di animali, tanto che la psicologia umana può aiutare a capire certe cose dei cani molto meglio dei comportamentalisti, che della psicologia umana hanno capito solo il prozac. Il problema è che gli umani di solito non capiscono un tubo degli animali della propria specie e non hanno idea di come approcciarli decentemente, figuriamoci quelli delle altre.

Non fosse che poi ti accusano di aver preso il cane per tua gratificazione personale, per rimpiazzare i figli che avresti a tua insaputa voluto e soddisfare il tuo desiderio occulto di maternità e le tue recondite necessità di accudimento, congelando nell’istante eterno le lancette dell’orologio biologico ecc. oserei dire che certi comportamenti istintivi canini e modalità di risposta agli stimoli tattili e auditivi si avvicinano molto a quelli dei bambini nelle prime fasi di conoscenza ed esplorazione del mondo. Solo che la curiosità dei cani dura più a lungo, e in questo sì, sono meglio di noi, come lo sono del resto i bambini.

Comunque mi affascina l’intelligenza dei cani piccoli, volgarmente detti “da compagnia”, pragmaticamente resi da passeggino e cappottino. E non parlo di intelligenza ubbiditiva, che di solito è il contrario dell’intelligenza vera. Un cane che riporta cinquecento volte la pallina, per esempio, o che rifà per cinquecento volte le posizioni seduto terra resta su giù vai torna seduto terra resta è un po’ come l’operaio alla catena di montaggio, che la facoltà di discernimento e di riflessione ha dovuto mettersela in culo, in nome della ripetitività e precisione del gesto dettata dell’abitudine e dal condizionamento, che se è spinto esclude ogni ragionamento, perché sarebbe d’impaccio all’efficienza nello svolgimento dell’azione. Il cane che abbia preservato la sua capacità di discernimento dopo qualche lancio e qualche posizione ti manderebbe, giustamente, a cagare. E farebbe bene. Come l’operaio che vincesse alla lotteria e non dovesse più guadagnarsi il pane.

Di solito, però, i cani piccoli piacciono di meno, sia per motivi estetici & scenografici, sia per una questione di status symbol (il cane piccolo è da vecchietta o da signorina bene, il maschio vero e la donna con le palle di solito ce l’hanno grosso, il cane), sia perché molti di loro purtroppo non vengono cresciuti come cani e diventano odiosi. Se il piccoletto invece non lo tieni sempre in casa a pisciare sulla traversina, se non lo porti sempre in borsetta o nel passeggino, se gli fai conoscere cani e persone, se lo fai correre e giocare diventa una meraviglia. Credo sia anche perché con i cani piccoli ci preoccupiamo meno di tutte quelle stronzate tipo: non coccolarli troppo, non dargli troppe attenzioni, non farti saltare addosso, non permettergli di starti addosso. Forse perché al cane piccolo un po’ più di attenzioni le devi dare, e non per una questione meramente epimeletica, ma per un senso di protezione intuitivo, comunque animale, nonché di buonsenso. In ogni caso, i cani equilibrati di solito non ti stanno addosso per dominarti, ma perché amano il contatto fisico, amano la tua pelle, il suo odore, il battito del cuore e il frusciare del respiro, il calore che il corpo emana. I cani equilibrati di solito non ti saltano addosso, ma si sollevano sulle zampe posteriori, ti appoggiano quelle anteriori sulle spalle così delicatamente che non le senti nemmeno, e ti guardano negli occhi. Cosa che non ha nulla a che fare con un gesto di sfida, tanto meno di dominanza. È solo un gesto di amicizia e complicità, come quando noi ci abbassiamo a terra al loro livello, fisico.

Chi è ossessionato dal controllo pensando di poter in questo modo dominare la mente del cane sta facendo esattamente l’opposto: ne sta controllando solo il corpo, ma la mente ha fatto le valigie ed ha preso il primo volo per Kathmandu. E questo un po’, diciamocelo, a molti fa pure comodo.

I cani piccoli, anche per questioni logistiche e di dimensioni, puoi portarli sempre con te in ogni occasione, anche in posta, al supermercato, in farmacia, dal dottore, nel cesso della stazione. In questo modo  imparano a leggere un’infinita gamma di sentimenti e di sensazioni, imparano a decifrare il tuo corpo come un braille, a seguire il tuo passo al millimetro (e non parlo del passo meccanico “sportivo”). Se li facessero entrare all’INPS farebbero un corso accelerato di lettura senza alcun margine d’errore. Titti coglie davvero tutto, ogni minima variazione di umore, ogni pensiero brutto che passa per la mia mente. Se stiamo giocando, ogni più piccola distrazione o passeggera tristezza non può sfuggirle, anche se fingo di sorridere. Lei smette, ci resta male, oppure s’incazza e mi tira la manica coi denti. Se sono ansiosa o nervosa si ferma, si agita e cerca di calmarmi leccandomi. Se sto camminando e una paura o un dolore mi attraversa, si ferma di colpo, si siede e pigola. Se starnutisco, se piango, se tossisco, arriva in soccorso. I suoi occhietti profondi e interrogativi mi spiano sempre. Talvolta essere sempre capiti è anche un po’ inquietante, perché con gli umani non ci siamo abituati: con gli umani basta un sorriso o un tuttobene a mascherarti da capo a piedi.

Più che obbedire per paura, o per rispetto credo che Titti lo faccia per farmi piacere, perché non ci resti male. I cani capiscono benissimo quando ci resti male, quando stanno esagerando. Invece Eva, il setter, obbedisce più che altro perché si deve. Credo che mi reputi una simpatica rompicoglioni che bisogna in qualche modo assecondare. Ogni “imposizione” l’avverte come tale. Ogni tanto quelli che di cani ne capiscono mi dicono che non è abbastanza centrata (o centripetata) su di me. E che ci posso fare? È davvero così complicato avere un cane? A un certo punto il cane lo accetti come viene, pure se talvolta ti centrifuga un tantino i coglioni e non fa quel che ti aspetti. Non esiste il cane ideale. O forse sì, ma non lo puoi creare né avere su ordinazione. È questione d’impegno, ma anche di culo, proprio come in amore. Eva non sarà mai empatica e sensibile come Titti, un po’ per attitudine, natura e intelligenza emotiva, un po’ per carattere, più indipendente, un po’ perché si è creato un diverso rapporto, sebbene con Eva abbia passato molto più tempo all’alba, nella neve, sotto la pioggia e nel vento, a giocare e lavorare e imparare. A volte mi sento anche in colpa, perché pur riservando a entrambe le stesse attenzioni, con Titti avverto un legame più stretto. Ma è normale, alla fine il cuore risponde al battito dell’altro cuore, sempre che si possano sentire. Non si può dire né si dovrebbe mostrare, ma neppure i figli si amano sempre allo stesso modo, così come non è possibile amare allo stesso modo due persone. Non esiste amore incondizionato, né per gli umani, né a maggior ragione per gli altri animali, che non hanno neppure la nostra capacità di astrazione (cioè di raccontarcela come una poesia o una canzone). Anche perché Titti ha avuto modo di imparare molte più cose e molto più importanti dal contatto fisico, dal respiro e dal battito del cuore, per simbiosi, per osmosi quasi. È un pezzetto indissolubile di me.