Correre il cane

Oggi ero collassata sul letto con la febbre, e tutti gli animali al capezzale, quindi finalmente mi sono potuta riposare. Wow, sarebbe stato uno di quei video che commuovono il web tra un’indignazione e l’altra: donna morente detta le sue ultime volontà ai suoi angeli pelosi in lacrime prima di esalare l’ultimo tiepido respiro. CD CD CD CD se hai un cuore! Non fosse che i miei animali non hanno le chiavi di casa, e quindi non si capisce che altro avrebbero potuto fare. Comunque. Che fai in quando sei ben oltre la frutta? Ovvio: ti guardi il video di un chihuahua da agility. Bello, primo perché il chihui non era in borsetta e non era vestito, ma soprattutto perché a un certo punto ha smesso di seguire il percorso e ha iniziato a correre in tondo come un matto e a giocare a nascondino nel tubo. Finalmente un cane creativo! Ho pensato. E soprattutto un chihuahua vero. Poi un esule pensiero reduce si è fatto largo tra i fumi del nimesulide, che, a sua volta, concilia inutili riflessioni sul linguaggio, perché il linguaggio rispecchia la Weltanschauung, e quando la Welt è fuori dai coglioni si fa più evidente l’Anschauung. La ragazza, anzi, la conduttrice diceva: You may be used to me running border collies… But check out my new Agility Dog”. Cioè, i border, anzi, i BC erano oggetto del verbo. E ho pensato che gli anglofoni sono avanti nella transitivizzazione dei cani. Perché da noi i cani semmai li lavorano, li socializzano, li scendono, li escono, li accoppiano, li pisciano. Ma ancora non li corrono, per ora.