Simulacri

Sarei proprio curiosa di sapere cosa veda un cane e mi chiedo se non sia più simile di quanto pensiamo a quel che noi stessi vediamo.

Pur essendo un animale a orientamento olfattivo, il cane si aiuta molto con lo sguardo, almeno nella prima fase di identificazione di animali e oggetti. Ma non pensavo così tanto.

Qualche tempo fa, per esempio, nell’area verde del sottomura di Ferrara stavano organizzando una simulazione di caccia con l’arco, con tanto di costumi storici e simulacri tridimensionali di animali in legno. C’erano soprattutto cervi e cinghiali.

Noi siamo arrivati prima dei cacciatori de noantri, in modo da evitare di finire allo spiedo. Il primo che abbiamo incontrato è stato un cinghiale di legno. Titti ed Eva, che non sono due leoni, si sono fermate, perplesse o spaventate. Io ho proseguito, ho raggiunto il cinghiale, le ho chiamate. Ma niente, ancora ferme. Allora mi sono accucciata accanto al cinghiale e gli ho appoggiato un braccio sulla groppa. Solo allora si sono avvicinate in modo circospetto, con traiettoria ellittica. Ok, lo fanno anche quando qualcosa nella disposizione urbana o domestica è fuori posto: quando c’è un motorino parcheggiato sul marciapiede, o quando ho spostato qualche elemento dell’arredamento mentre dormivano. Ma in questo caso la traiettoria ellittica è terminata dietro la coda del cinghiale, e il loro naso nel sottocoda. Cosa che con gli scooter non avviene. Quindi a prima vista lo avevano scambiato per un animale. Solo a naso hanno capito che non lo era e si sono ritratte. Sorprese dall’assenza di odore.

Quando abbiamo incontrato il cervo la diffidenza e la distanza che tenevano erano direttamente proporzionali alle sue dimensioni. Forse se avessero conosciuto un cinghiale e un cervo in carne ed ossa avrebbero avuto più paura del primo. Ma non conoscendoli ha giocato più l’immediata valutazione delle dimensioni di ciascuno. Allora mi sono avvicinata al cervo da sola, ma niente. Gli ho appoggiato un braccio sul dorso, ma niente. Ferme. Allora gli ho schioccato un bacio sul muso, e dopo un po’ Titti ed Eva hanno iniziato ad avvicinarsi con traiettoria ellittica per annusarlo, molto di sfuggita, però. Con gli altri simulacri è avvenuta esattamente la stessa cosa: più erano grandi, più cresceva la prudenza.

Ma forse non sono soltanto le forme e le dimensioni di quel che vedono a generare informazioni. Qualche giorno fa, per esempio, mentre camminavamo in città, Titti si è fermata all’improvviso e ha iniziato a fare una danza inconfondibile, che riserva soltanto all’arrivo di mia madre. Allora ho guardato dall’altra parte della strada e ho visto passare una donna che in effetti per qualche istante io stessa ho scambiato per mia madre. Non tanto per i lineamenti, quasi nascosti dalla sciarpa e dal cappello, quanto per l’andatura e il portamento, e per l’inconfondibile completo beige che indossava il giorno prima, intonato con la sciarpa e il cappello stesso. Titti ha insistito molto per raggiungerla, poi si è rassegnata, ed era visibilmente delusa dal fatto che non l’assecondavo.

Ma non è la prima volta che a prima vista entrambe “sbagliamo persona”.

Ovviamente queste osservazioni sono da scomunica cinofila e non hanno alcuna valenza scientifica. Sicuramente le modalità d’approccio e i comportamenti variano da cane a cane, e le mie non sono particolarmente intrepide. Però. Cave canem.