Da quando ci sono i cani ho imparato ad amare l’inverno. Anche perché in estate Eva non mi accompagna nella corsa lunga dell’alba. Titti soffre di più il freddo, ma mai quanto il caldo, e se ci muoviamo in fretta se ne scorda.

Io al mattino spero sempre che ci sia tutto un latte denso di nebbia e non vedo l’ora di tuffarmi nel mondo bianchissimo. Ma non guardo fuori dalla finestra prima di uscire di casa, per paura di restare delusa.

Se il mio desiderio è stato esaudito, metto il turbo e contagio anche Eva. Appena raggiunte al galoppo le mura, con tutta la nostra corsa ancora da fare davanti, sento il muscolo rosso che pulsa come una medusa e ho paura che mi scoppi di vita, mentre tutto il respiro del mondo mi espande i polmoni.

La cosa bella di correre è che dopo un po’ non senti più il freddo, anche se hai i capelli e le ciglia bianche di brina e sei tutto zuppo di condensa come sotto la pioggia. Non potrai mai goderti il mondo bianco come quando ci entri di corsa. Se sei col tuo cane hai tutto.

La nebbia fa paura vista da fuori, perché sembra un muro sul vuoto. Ma sono veli morbidi tra cui ti puoi infilare per entrare in un regno invisibile dall’esterno. È come un regalo da scartare. A mano a mano che procedi nel bianco scopri che tutto è al suo posto, ma tu devi andargli più vicino per vederlo. La nebbia è un’ambra che racchiude le cose e le protegge nel silenzio. Tu avanzi come dentro al perimetro di un occhio di bue che racchiude solo te e il tuo cane, ed è come se il tuo sguardo accendesse l’una dopo l’altra le cose. Sei tu a fare luce. Così scopri che dentro al bianco  ci sono sparpagliate persone. Sono quelle che saluti ogni mattina con un sorriso. Di loro non sai nulla, che è l’essenziale, e finisce che ti preoccupi se alla fine della corsa al computo manca qualcuno, o il suo cane.

Nell’ambra del mattino c’è un mondo silenzioso che passa inosservato. Sono persone che amano i loro cani e hanno imparato a seguirli con naturalezza nel loro mondo. I cani sono sciolti. La cosa non disturba né stupisce nessuno. Certo sono una sparuta minoranza rispetto ai cani che vivono in città senza mai vedere un filo d’erba. Ma sono la poesia, specie quando ci accompagnano per qualche metro con gli occhi entusiasti, per poi girarsi e sfrecciare di nuovo al fianco dei loro compagni.