The Dog in the Reeds

The vagaries of light sustained me
when I lived in the city for you –
the brush-and-go of a sheet
on a window, the summer’s last card
dealt onto a paving stone, a railing’s
sudden alchemy…. It was enough.
A warm brick in a terrace was love,
a back yard’s chandelier of pears.

And when the light wouldn’t play
I’d walk old Alfie down the river.
He’d shake on his frame in the mud,
milky eyed and pissing blood
and deaf, lost in the tall reeds,
hair blown about his sunken hull.
He’d shiver and sniff at the setting sun
when I called his name… Alfie!

Small boats pulled at their leads,
their rosaries of barrels and tyres.
Esther, on the bank, on blocks
would have done for you and me
and the boys, and Alfie –
big enough to live and breed in,
to leak laughter and light. Alfie!

To what oceans did we aspire
beyond the love of a rescued dog?

The night I sailed, he howled
about the house, unable to find us,
to tell us where he’d buried the years.

If you peer through this porthole,
this one you may still see me
or hear me, cursing in the dark,
lost, knee-deep in moonlight

whistling for our dog in the reeds.

Il cane tra le canne

I capricci di luce mi sostenevano
quando vivevo in città per te –
l’andirivieni di un foglio
su una finestra, l’ultima carta dell’estate
giocata su un sampietrino, un’improvvisa
alchimia della ringhiera…. Era abbastanza.
Un mattone caldo in terrazza era amore,
un candeliere di peri in cortile.

E quando la luce non giocava
portavo il vecchio Alfie lungo il fiume.
Si scuoteva tutto nel fango,
occhi lattiginosi e piscio di sangue
e sordo, perso tra le alte canne,
il pelo soffiato sul suo scafo sommerso.
Tremava e sniffava il sole al tramonto
quando chiamavo il suo nome… Alfie!

Piccole barchette tiravano le corde,
i loro rosari di pneumatici e barili.
Esther, sull’argine, su blocchi
avrebbe fatto per te e per me
e i ragazzi, e Alfie
abbastanza grande per viverci e riprodursi,
fare acqua di luce e risate. Alfie!

A quali oceani aspiriamo
oltre l’amore di un cane adottato?

La notte che salpai, lui ululò
per casa, incapace di trovarci,
per dirci dove aveva sepolto gli anni.

Se scruti attraverso quest’oblò,
questo qui, forse puoi ancora vedermi
o sentirmi, maledire nel buio,
perduto, fino alle ginocchia nel chiaro di luna

fischiando al nostro cane tra le canne.

Paul Henry, Ragazzo di corsa, in uscita per Edizioni Kolibris
Traduzione di Chiara De Luca