La sorpresa della convivenza

La cosa che più mi colpisce della convivenza con gli animali è il rispetto istintivo, la capacità di comprendere la natura dell’altro e di comportarsi di conseguenza, il desiderio di stare vicini e la capacità di capire quando farsi da parte. Il rispetto e l’empatia sono cose che non si comprano e non s’insegnano. Cose che con gli umani non capita spesso di sperimentare, anche se tutti ne parlano. Per me che ho cambiato una ventina di case e qualche città, e ho vissuto in stanze in affitto e casa dello studente, la simbiosi con gli animali è stata una meravigliosa sorpresa. Di solito i miei coinquilini si lamentavano che fossi troppo silenziosa, e non si capisse se fossi in casa o meno. Io invece con loro non ho mai avuto lo stesso problema. Per me convivenza significava essenzialmente sopportazione e adattamento, cuffie e tappi di cera. Oppure la resa e la fuga. Gli esseri umani parlano alto. Molti di loro sembrano non avere nulla di sacro, di intimo, di condiviso. E tu ti senti in imbarazzo di fronte a tutte quelle viscere scoperte che non vorresti calpestare. Ma non trovi strada alternativa per passare.

Ai miei cani invece il silenzio non dà fastidio. Anche loro in casa non abbaiano mai. Sono così abituati al mio passo felpato che quando faccio le pulizie o metto in ordine in giro per casa si fanno da parte un po’ preoccupati dall’insolito trambusto. Il gatto è il più chiacchierone. Ma non parla mai a sproposito. Risponde sempre a tono quando facciamo conversazione, in genere mentre mi vesto o faccio la doccia e mentre preparo da mangiare.
Quando ho iniziato a pensare di prendere un cane, la gente mi diceva di pensarci bene, perché avrebbe comportato molte rinunce e sacrifici. Certo quando erano cucciole bisognava uscire più spesso e più in fretta. Con Eva abbiamo affrontato l’ansia di separazione e la pica e mille altri casini. Ma da quando sono diventate adulte è stato tutto in discesa. Al mattino dormono finché dormo io, fosse pure fino a mezzogiorno, col diluvio, i fuochi d’artificio o il terremoto. L’ora dei pasti è elastica: loro si attivano solo quando comincio a preparare da mangiare. Salvo emergenze, anche l’orario delle uscite varia a seconda dei miei impegni. Appena mi metto a lavorare, loro raggiungono le cucce e dormono finché non smetto. Se tardo al massimo sospirano. Se tardo troppo mi fissano finché non me ne accorgo. Di solito sono io a dovermi sforzare di mantenere per loro un ritmo regolare.

Dagli animali non mi devo difendere. Non rubano cibo o cose dalla tavola neppure in mia assenza e non devo mettere etichette col mio nome sul cibo come si faceva da studenti. Non mi hanno mai ringhiato/graffiato in vita loro. Invece gli umani ringhiano e mordono spesso senza motivo, specie le persone meno aggressive di loro. Non ho insegnato ai cani il richiamo, però se faccio un fischio le vedo arrivare. Ma il più delle volte si accorgono da sole se si sono allontanate troppo e tornano scodinzolando. Anche il gatto risponde sempre al richiamo ed è di una dolcezza e una premura estreme. Non somiglia in nulla ai gatti descritti nei libri o nell’immaginario popolare. Somiglia più a un terzo cane.

In fondo anche nei film e nelle favole quando chiami un amico lui arriva, anche se non c’è niente da prendere.