Suggestione

Ieri sera avevo appena finito di guardare sul Tubo una puntata di RIS Parma, non mi ricordo se serie III o IV. È là che si fermò la mia incultura televisiva, prima che frullassi l’infernale device nella spazzatura. Ma siccome ieri sera anche l’ultimo neurone superstite si rifiutava di collaborare e qualche post fa ho evocato l’ineffabile Tenente Martinelli, sono andata a fare un ripasso.

I RIS sono fighi perché non hanno quasi mai la divisa e sono supersonici, ma al contempo umani, come tutti i RIS inventati. Ieri sera erano alle prese col bombarolo highlander, le cui vicende s’intrecciano con ammazzamenti, intrighi vari e qualche sporadico amoreggiamento, ma sempre in famiglia, tra le mura del RIS, manco fosse la villa dei Forrester. Nel mondo reale la gente ci prova compulsivamente con ogni avatar che passa, e se non va in porta al primo tiro, passa all’ala prima ancora di sprecarci il caffè, per non correre il rischio di sapere di chi si era innamorato. Nei film scopano tutti come ricci a due minuti dal primo sguardo, perché hanno solo due ore a disposizione, e una spolverata di sesso, si sa, insaporisce il tutto e vende meglio. I RIS invece hanno da riempire un sacco di puntate, perciò hanno tempi metafisici di approccio. Così, quando i tapini si danno finalmente il primo timido bacio adolescente, arriva un serial killer che fa saltare in aria uno dei due e lascia l’altro a piangere per anni sul sangue versato. Fino alla serie successiva, dove, con la fantasia del personale ospedaliero, s’innamorerà di qualche altro collega (il buon Capitano Venturi si è innamorato un po’ di tutte, finché non gli è rimasto che sposare il medico legale che lo corteggiava fin dalla prima serie).

La puntata di ieri sera non me la ricordo, perché l’ultimo neurone era latitante, e perché le guardo per farmi venire sonno. Ma proprio quando mi era venuto sonno, con un tempismo degno del bombarolo, ha suonato il campanello. Eva si è precipitata alla porta, inciampando nella ciotola che avevo dimenticato per terra e facendola rotolare per tutta la stanza, col rumore metallico di una bomba pronta ad esplodere, mentre Titti e il gatto erano già in pole position per mostrare il frigo al seriale e rimediare uno spuntino di mezzanotte. Io ho risposto al citofono e qualcuno ha detto Consenia!, come tutti seriali che suonano ai campanelli nella notte. Allora ho buttato giù il citofono.

Siccome i serial killer entrano sempre nelle case come se niente fosse, stavo meditando di spostare la scarpiera contro la porta, ma per fortuna era fissata al muro. Dopo qualche istante sono tornata alla realtà, cioè a quella sceneggiatura scritta male in cui le teste di cazzo si realizzano suonando i campanelli di notte. Allora sono andata a letto. Dopo un po’, Titti, che non abbaia mai, ha cominciato a correre per casa abbaiando alle finestre, da cui di solito, se non hai un camino, i seriali si calano agevolmente, anche se stai al terzo piano. Quando sono tornata a letto, e ci si è messa la pioggia, che assediava la casa da tutti i lati, bussando alle finestre come un serial killer qualunque.

Allora, per fare qualcosa d’inutile, mi sono messa a pensare che il cane di famiglia è molto diverso da quello che leggi nei libri e da quelli che gli scienziati hanno visto in cartolina. È diverso rispetto ai cani da lavoro, ai cani d’allevamento (intensivo), ai cani che vivono in gruppo, o in kennel, box e recinti, che chiameremo “tane” perché “gabbie” suona male. Perché diverso e più stretto è il rapporto che instaura con il proprietario, sempre che quest’ultimo abbia voglia di mettersi in gioco e non creda alla favola dell’amore incondizionato pronto e servito.

Dei cani più diffusi, i cani di famiglia, si sente parlare poco, perché se qualcuno prova a raccontare il suo, viene tacciato d’ignoranza e percepito come una minaccia al ricettario di regole, dogmi e formulette da quattro soldi. Il cane di famiglia è una spugna porosa, che impara a prevedere, anticipare, interpretare (spesso da cane) ogni tua mossa. È uno scaltro teatrante, che acquisisce una gamma infinita di espressioni e stilemi comunicativi esclusivi e non classificabili. Devi capirli da solo. È un abile e istrionico comunicatore, se gliene dai la possibilità. Ma soprattutto è un radar delle nostre emozioni, dei nostri stati d’animo, su cui è in grado di sintonizzarsi all’istante. Una nostra minima paura si trasforma in lui in uno stato di allarme. La nostra tristezza, la nostra felicità, la nostra allegria, la nostra energia, la nostra socievolezza diventano le sue. Io con entrambe le “mie” ho creato un rapporto esclusivo da cane unico, trascorrendo molte ore a tu per tu con ciascuna di loro. Perciò non “fanno branco”, non si fanno compagnia, non s’influenzano più di tanto a vicenda, il che ha i suoi pro e i suoi contro. Con tre cani mi mancherebbe il tempo, altrimenti avrei già preso il terzo. Ma già due sono tantissimi per riuscire a dar loro una vita decente.

Molti dei cani che vivono in città hanno “problemi comportamentali” che sono legati all’aggressività, alla frustrazione, all’insoddisfazione dei proprietari, alla mancanza di stimoli e attività fisica, al fatto che non conoscono la libertà, ma passano la vita ad assorbire tensioni attraverso una corda. Qualche cane va in recupero comportamentale, ma poi torna ad assorbire le stesse tensioni, la stessa aggressività, la stessa frustrazione, e a fare la stessa vita di merda che ha generato i suoi “disturbi”, che sono in realtà un grido d’aiuto a Sant’Antonio. I più fortunati hanno cani che “perdonano” di più, e se la dormono fino alla morte senza che nessuno se ne accorga.

L’unico cane recuperato che ho incontrato in vita mia ha quasi ammazzato il mio, e stava con un coglione che se l’è data a gambe. Perciò meglio evitare i cani recuperati se il tuo pesa 3 kg, perché i proprietari è più difficile recuperarli. A meno di essere molto ferrati in scienze umanistiche, scienze sociali e psicologia e avere una profonda sensibilità, titanica empatia, giobbica pazienza, una laurea in linguistica comparata e grammatica generativa a indirizzo glottodidattico, spiccate doti relazionali & propensione ai rapporti interpersonali intraspecifici. Mentre tu pensavi che bastasse un würstel per “lavorare” i cani.

Meglio anche evitare di guardare i RIS la sera. Meglio guardare i cani, perché siamo gli unici a conoscere quelli che vivono con noi e a sapere cos’è meglio per loro.