A partire dal buon senso

Quando arriva un animale succede che fai un corso accelerato su cosa significa essere responsabile di un altro essere vivente, e già che ci sei, pure di te stesso. E pigli due piccioni con una fava.

Appena arriva il cucciolo, tutti srotolano davanti ai tuoi occhi avidi d’informazioni il protocollo che si tramanda di generazione in generazione, con le norme, le uniche valide, le uniche ragionevoli, da seguire. E tu sei talmente confuso che all’inizio le segui, come un compitino da fare.

Il primo grande dilemma è la scelta del veterinario. Quando, dopo aver ascoltato tutte le campane, scelsi finalmente quello per Titti e la portai alla prima visita, il vet le fece l’esame delle feci, mi disse che era affetta da parassiti e mi ordinò un presunto antiparassitario, il vetoryl (siccome qui non racconto mai favole esopiche o parabole didattiche, metto pure la ricetta, conservata come un memento mori. Ma non è nemmeno la ricetta peggiore della collezione). Dopo aver girato tutte le farmacie di Ferrara e di Bologna (dove allora abitavamo), trovai il medicinale. Leggendo il bugiardino, il buon senso mi disse che aveva poco a che fare con un vermifugo. Allora cominciai a cercare informazioni in rete e m’imbattei in un forum, dove chiesi consiglio. Mi rispose Per e-mail G., che si propose di darmi una mano chiedendo una consulenza a veterinari con i quali era in contatto in veste di volontaria. Poco dopo G. mi scrisse raccomandandomi di non somministrare il medicinale al cane, perché si tratta di un farmaco molto potente, che sopprime l’attività corticosurrenalica e inibisce la sintesi del cortisolo. Lungi dall’essere un vermifugo, il vetoryl si usa per curare la sindrome di Cushing nel cane e alle dosi indicate dal vet avrebbe probabilmente ucciso un cucciolo di pochi grammi. Pensai che il vet avesse avuto un lapsus e gli telefonai, dicendo che un altro professionista mi aveva sconsigliato il farmaco. Ma il vet confermò la prescrizione, dicendo che quell’altro era una capra (è tipico degli ignoranti dare dell’ignorante agli altri).

Nei giorni successivi cercai un nuovo veterinario e questa volta ebbi più fortuna. La nuova vet le rifece le analisi, mi disse che non aveva parassiti e che potevamo effettuare la vaccinazione.

Questo episodio mi fece capire che onorare l’impegno che mi ero assunta era ancora più difficile e la responsabilità ancora più grande di quanto pensassi. Perché la vita degli animali vale ancora meno della nostra. Per la legge sono relegati al rango di beni materiali e non c’è norma che li tuteli davvero. Di umani infallibili non ce ne sono, ma nel caso degli animali in molti non s’impegnano nemmeno il minimo sindacale. Tanto non ci sono grosse sanzioni da rischiare. Nella grande industria del pet-business, per molte persone contano solo i propri interessi – economici e di casta – e gli animali sono un grazioso pendant. È così in ogni ambito umano, ma qui c’è di mezzo un essere vivente, di cui sei l’unico responsabile, l’unico a doverlo accudire e difendere, l’unico a dover capire qual è la scelta giusta per lui e individuare le persone affidabili e competenti cui rivolgerti.

Allora pensai che bisognava partire dal buon senso, che di per sé non basta certo a metterti al riparo dagli errori, ma t’induce a studiare e a informarti e a decidere ogni singolo passo con la tua testa, valutando i pro e i contro di ogni tua scelta.

Il secondo dilemma fu quello dell’alimentazione da somministrare. Più o meno tutti ti dicono che l’alimentazione industriale è la soluzione migliore, che le crocchette sono l’unico alimento davvero completo e bilanciato per il cane. Il vet ti rifila una serie di campioni e bustine di “marche buone”. All’inizio mi fidai. Poi lessi gli ingredienti. E il buonsenso mi disse che perfino io che odio cucinare potevo fare meglio di quella sbobba indistinta d’incerta provenienza. Tra l’altro non sa di niente, al di là del tanfo che emana. Provare per credere. “Che schifo” Dirai. Appunto, pensa a quel tapino che se la trova nella ciotola ogni giorno, finché non si assuefà agli appetizzanti e ti tocca cambiare marca. Così cominciai a studiare e a documentarmi, e passai all’alimentazione naturale. In breve allergie, flatulenze, dermatiti, disturbi digestivi e intestinali si dissolvono come per incanto. I cani mangiano con molto più gusto, si saziano meglio, si gonfiano meno, e smettono di depositare quei cumuli di scarti asfissianti che appestano le nostre strade, per produrre feci non letali e meno frequenti. Infine divengono lucidi come lontre e morbidi come peluche, ma restano energici e vivaci come cani sani.

Il terzo dilemma fu quello della sterilizzazione/castrazione. Tutti ti dicono che è una passeggiata senza conseguenze. E che è una passeggiata necessaria per impedire gravidanze isteriche, piometra, tumori e tutto il cucuzzaro di cose che può affliggere un organo sano finché non lo levi di mezzo. Poi ti assicurano che non ci sono contro indicazioni o effetti collaterali. Ma il buon senso ti dice che vuotare un cane sotto anestesia totale non sia esattamente una passeggiata. Che rimuovere l’apparato riproduttivo, interrompendo la secrezione di certi ormoni, non può non avere effetti collaterali sia a livello fisiologico che a livello psicologico su un essere vivente. Che stravolgere l’ormonalità di un animale a orientamento olfattivo come il cane non può non influire sulla sua percezione del mondo e sulle sue modalità di socializzazione. Allora chiedi e leggi in giro, ma il mantra si ripete sempre uguale, come una comoda formula da cui non si può dissentire, se non vuoi essere zittito come un untore. Tu però sai le lingue, allora cominci a studiare. In questo modo puoi valutare tutti i pro e i contro, capire se sei disposto ad assumerti i rischi del caso, e decidere con la tua testa.

In questo sei solo. Perché la maggior parte della gente ama i protocolli facili, le soluzioni universali, le ricette precompilate a misura delle esigenze e delle comodità umane. E se la sa raccontare molto bene. Non va meglio a tanti bambini. Ma i bambini un giorno diventeranno adulti e potranno ancora scegliere di essere liberi. Invece la breve vita di un animale è tutta sotto la tua responsabilità, come il suo benessere e la sua felicità.

C’è chi è convinto che far mutilare un cane sia come andare a farsi la ceretta, e che risolverà tutti i problemi di aggressività del maschio, azzerando tutti i problemi di salute della femmina. C’è chi pensa che mettere una manciata di crocchette in una ciotola sia più salutare che preparare un pasto di carne fresca, riso, frutta e verdure. Che chi si racconta che è giusto prendere un cane se lavori 8-10 ore al giorno fuori casa, tanto l’importante è la Qualità del Tempo Che Passi Con Lui, mica la Quantità. E la qualità della passeggiatina al guinzaglio e dei grattini sul divano che gli offri la sera è altissima, tanto che vale la pena dormire fine a quel momento e vivere un’ora al giorno. Del resto Ai cani gli si vuol tanto bene. Sono meglio delle persone. Ti danno tanto ammore… ecc. ecc. ecc.

E poi magari danno del superficiale a te. Quindi meglio farsi sempre tante domande, e studiare. Forse è anche inutile parlare.