Luna Park

Dopo l’incontro con John Wayne, per qualche giorno ho evitato di correre con Eva in via Gramicia e al parco Urbano, il suo posto preferito, perché pieno di lepri, fagiani, gallinelle d’acqua, germani reali, gazze, gabbiani e un sacco di altre cose con le ali.

Di solito cominciamo correndo nell’area verde che si estende per tutta la cinta muraria, in un percorso propedeutico all’arrivo al luna park dei volatili. Ma nei giorni scorsi ho deluso spesso Eva, richiamandola ogni volta che si dirigeva verso uno degli ingressi del parco.

Finché oggi ho sentito che ci stavamo un po’ sedendo nella routine. Eva era meno entusiasta di uscire. Correva senza mai staccarsi dal mio piede. Quasi non sentivo la sua presenza. Quando mi voltavo verso di lei, non trovavo il suo solito sguardo sorridente. Scodinzolava, come fa di default, ma senza troppa convinzione.

Lo so che vi hanno detto che il cane è felice dove c’è il padrone. Quindi c’è chi lo adotta per fargli fare il girettino in centro, che tanto è sempre meglio che al canile. C’è chi se lo porta dietro all’aperitivo, per lasciarlo tre ore sotto al tavolino a mendicare cibo. C’è chi se lo porta alla conferenza cui a stento resisterebbe un umano ancora vivo. Chi se lo porta a vedere i fuochi d’artificio e chi al carnevale di Venezia.

“Tanto con me è felice ovunque andiamo”.

Col cazzo. Il cane ti segue sempre e si adatta. Sta a te vedere se è a suo agio. O se è il momento di adattarti un po’ anche tu per ricambiarlo.

I miei cani sono abitudinari, ma mai quanto me. Il mio olfatto e il mio udito sono poveri, quindi per conoscere mi affido allo sguardo. Al mio sguardo lo stesso posto cambia ogni giorno a seconda delle stagioni, dei momenti della giornata, delle variazioni della luce, dell’atmosfera, dei ricordi che evoca, del mio umore, di quel che è accaduto prima che uscissimo di casa e di quello che deve accadere al ritorno.

I miei cani leggono il mondo col naso. Il loro fiuto vede molte più cose e molto più rapidamente del mio sguardo. Quindi il solito posto è molto più solito per loro che per me. Un posto nuovo lo è molto di più per loro che per me. I posti in cui sono più felici sono quelli più ricchi di stimoli olfattivi. E non è detto che coincidano con i posti più gradevoli al mio sguardo, non particolarmente attratto dal pantano dopo la pioggia, dai mucchi di letame, dai grovigli di rovi e dai soffici sentieri di foglie marce.

Essere sempre su di giri non è possibile e non farebbe neanche bene. Però il momento del luna park ci vuole.

Quando oggi siamo tornate al parco urbano, Eva si è subito trasformata e ha dismesso la sua attitudine oxfordiana, con mio grande sollievo. Perché non vorrei mai ritrovarmi al fianco un cane placido & “adulto” a soli otto anni. Così ci siamo scatenate in corse a perdifiato e inseguimenti, tiro al bastone, caccie, punte e avvistamenti.

Al ritorno, mentre aspettavamo che scattasse il semaforo per attraversare la strada che separa il luna park dalla città, Eva ha tirato un sospirone di sollievo, mi si è appoggiata alla gamba e mi ha messo la zampa sul piede, guardandomi con gli occhioni che dicevano: “Finalmente. Grazie.”

Poi il verde del semaforo ha interrotto il momento melenso, e siamo ripartite sul solito sentiero, che sembrava molto meno solito del solito.

Perciò in pausa pranzo ho deciso di fare qualcosa di nuovo anche con Titti e ho pensato di andare a vedere se il Parco Massari fosse per caso entrato nella modernità. Ma quando siamo arrivate davanti all’ingresso c’era sempre il solito cartello “Vietato introdurre cani, anche se condotti al guinzaglio e provvisti di museruola”. Del resto siamo pur sempre a Ferrara, cioè nel Medio Evo. Con tutti i suoi pro e i suoi contro. Tutti i parchi cittadini e le aree verdi più a portata di zampa sono interdetti ai cani. Così restano per lo più deserti. I bambini, che nell’immaginario popolare colmano di canti e grida i giardini, sono a casa a spippolare con lo smart phone di papà, o dai nonni a guardare i cartoni animati, o parcheggiati in qualche doposcuola dove non si sporcano. I proprietari dei cani, che sono tra le poche persone che amano la natura pure senza festival, gite guidate e sagre paesane; anche con la pioggia, il vento, il freddo, il fango e la neve; anche quando non c’è da affrontare la prova costume o da smaltire la cena di Natale… sono costretti ad andare altrove. E nei parchi cittadini si rende necessario il custode. Perché per bucarsi e spacciare la gente di solito predilige i luoghi meno vissuti.

Nelle altre zone verdi, i proprietari dei cani fanno da involontario presidio giornaliero, e ci si sente molto più al sicuro. Perciò ho ripreso a pedalare e sono tornata con Titti al parco urbano.